...Sin dalla sua prima discesa in Italia la politica di Federico I si trovo impigliata nei fierissimi antagonismi politici tra alcune delle più potenti città lombarde. Nelle battaglie e negli assedi, che seguiranno alla sua discesa in Italia, Federico mette in evidenza la sua tendenza all'uso delle tecnologie militari e metterà in campo grandiosi macchinari d'assedio e prestigiose macchine e carri per le battaglie campali. Desta stupore in Ottone Morena, cronista anonimo milanese: Federico I a Crema "Fece costruire una mirabile testuggine con la quale si riempiva il fossato e fece la torre di legno più alta forte e larga che nessuno aveva mai visto".

(da Aldo Settia, Comuni in Guerra Armi ed Eserciti nell'Italia e nelle Città, Editrice Clueb, Bologna 1993)



a Battaglia di Tassera fu combattuta nell'anno 1160 tra Federico Barbarossa ed i comuni di Erba ed Orsenigo, alleati col Comune di Milano e guidati dell'arcivescovo Galdino, che si schierarono in battaglia forti della santa protezione del carroccio. I fatti storici raccontano che il Barbarossa, attaccato dalle truppe comunali, fu costretto ad arroccarsi nel castello di Tassera per poi proseguire con le sue truppe verso Como. La sua sconfitta diede di fatto la libertà ai territori di Erba ed Orsenigo. L'episodio è storicamente importante in quanto si tratta di un preludio piuttosto significativo di quel che era il vissuto lombardo in quegli anni del dominio imperiale. Tale vissuto avrebbe portato in qualche anno alla fondazione della Lega Lombarda. In questa sede ci interesa invece parlare di un'altra battaglia, combattuta per onorare questa, da centocinquanta uomini provenienti da tutta Italia.
Si tratta di una battaglia che non ha precedenti, se si esclude forse il tentativo effettuato a Legnano nel duemila. Già allora l'organizzatore, il dottor Luciano Salvadori, aveva richiesto la consulenza degli Arcieri nel Tempo, per ricordare l'altro e più noto episodio, avvenuto sedici anni più tardi, che aveva visto la Lega Lombarda affrancarsi dal giogo imperiale.
Ma allora i tempi non erano ancora maturi per realizzare un evento come quello che ha visto coinvolti, nei giorni 5, 6, 7 ed 8 agosto 2005, i migliori gruppi italiani che si occupano di ricostruzioni storiche dell'alto medioevo.
Allora era stato necessario girare tra i partecipanti calcando la mano sulla parola "filologico". Questa volta è stato inutile. I gruppi si sono presentati preparati ed adeguatamente attrezzati per la manifestazione di quattro giorni, consci di quanto andava fatto e pronti a realizzarlo. Non ci sono state "primedonne" desiderose di mettersi in mostra, ma un gruppo compatto di persone che desideravano divertirsi rimettendo in scena la storia. E ci siamo riusciti.
Sapiente la sovrintendenza dell'ospitante Comune di Alserio, mai invasiva nelle attività, ma assolutamente pronta nel comprendere le esigenze scenografiche e nel controllare con un servizio d'ordine discreto ma deciso, l'esuberante pubblico. Precluso all'origine, fortunatamente, l'accesso alle zone pericolose, siamo stati in grado di operare nella massima libertà di movimento. Ciò è significato tanto divertimento per tutti, senza alcun rischio. Mai prima d'oggi si era visto un tale insieme di fanti, cavalieri, arcieri e macchine da guerra combattere col ferro e col fuoco.
Ogni gruppo, guidato dal proprio capitano, ha messo in atto le proprie strategie tramutandosi nell'arma micidiale che la storia ci tramanda. Ecco allora "la venticinquina" dei picchieri per sfondare le fila avversarie e le pronte parate del capitano avversario. Ecco la cavalleria tentare quelle rapide sortite sulle ali, che la rendevano cosi pericolosa, rintuzzata dalle contromosse che ne vanificavano l'efficienza. Ed ecco infine gli arcieri spezzare l'esercito avversario con le loro famose formazioni a cuneo, contrando le fila nemiche con il lungo tiro a parabola o con il rapido e preciso tiro diretto, per infilarsi nelle testuggini realizzate dagli scudi avversari.
In tutto questo l'utilizzo dell'artigleria pesante, utilizzata sapientemente, il piccolo onagro per falciare la fanteria, l'ariete per sfondare i portoni dei castelli ed il lento e inarrestabile trabucco per catapultare il fuoco dentro le mura nemiche.
A dirigere le strategie di battaglia, ovviamente il solito (almeno per noi) Carlo Dalessi che in questa occasione ha saputo davvero superare sè stesso, tanto che le truppe lo hanno amichevolmente rinominato "Generale Patton". Nomignoli a parte, l'impiego tattico-strategico dei mezzi a disposizione al fine di ricostruire i diversi momenti della battaglia storica è stata magistrale. Il risultato ha sicuramente ripagato il duro lavoro organizzativo e le lunghe riunioni imposte ai capitani per assorbire i piani di battaglia.
Ma anche il "contorno" degli accampamenti militari, con le diverse tende per il vettovagliamento, le munizioni e l'alloggio delle milizie hanno contribuito notevolemente a realizzare lo spettacolo. Finalmente figuranti preparati anche culturalmente, dare esaurienti spiegazioni al curioso e folto pubblico che ha affollato le strutture allestite. Una menzione particolare va al gruppo San Giorgio e il Drago che, nonostrante l'irruenza dei suoi combattenti, sa coinvolgere in tutta sicurezza gli spettatori più piccini con attività in costume divertenti ed istruttive, trasformando queste manifestazioni in eventi indimenticabili per gli improvvisati piccoli guerrieri. Tutti i gruppi hanno bene operato, proponendo interessanti interludi come tornei o esercitazioni pubbliche di combattimento all'arma bianca.

a veniamo alla cronaca della battaglia. I momenti sono stati due. Il primo episodio, svoltosi domenica pomeriggio, vedeva la colonna imperiale dirigersi verso il castello, quando una avanguardia comunale la scorge. L'attacco è immediato ma la preparata fanteria imperiale è lesta ad arroccarsi facendo cerchio con le macchine da guerra. L'organizzata milizia del Barbarossa intuisce ed elude facilmente gli attacchi portati dai milanesi. Ma sopraggiungono rinforzi lombardi "montati" ed anche le freccie dei temibili arcieri tedeschi non riescono più a contenere l'assalto della sopraggiunta cavalleria che riesce a separare l'imperatore e la sua guardia (ovviamente pure a cavallo), dal resto dell'esercito. L'imperatore è costretto a darsi alla fuga lasciando la parte appiedata del suo esercito in balìa della milizia comunale. La fanteria imperiale non esita di fronte all'estremo sacrificio e preferisce essere sterminata pur di proteggere l'imperatore che ha il tempo di arroccarsi nel castello. Il secondo episodio, avvenuto lunedi sera sul far dell'imbrunire, vede l'assalto al castello per stanare Federico. L'esercito comunale si presenta col Carroccio sotto le mura del castello. L'efficiente arcieria imperiale stronca sul nascere i tentativi di assalto con le scale alle mura del castello. Saggiamente i comunali scelgono di utilizzare l'artiglieria leggera (arcieri) e pesante (macchine) con proiettili infuocati, per seminare il panico all'interno delle mura. L'operazione riesce e quando si cominciano a vedere le prime fiamme lambire l'interno delle mura, la fanteria tenta un attacco diretto al portone del castello con l'ariete. Il portone, già indebolito dal fuoco, cede. In quel momento l'imperatore tenta il tutto per tutto con una sortita della cavalleria, uscita da un portone secondario. Lo sforzo disperato non riesce poiché in quel momento è lesta ad intervenire la cavalleria lombarda. La sua azione repentina blocca la sortita imperiale e obbliga l'invasore alla resa, mentre il castello, ormai in fiamme getta un bagliore sinistro sul quieto lago di Alserio.
Resta solo il tempo per ringraziare il caloro numerosissimo pubblico accorso, un pubblico entusiasta ma equilibrato che speriamo di avere divertito e che sicuramente ci ha ripagato con affetto e apprezzamento per il lungo lavoro di preparazione che gli Arcieri nel Tempo hanno svolto in questi mesi.

unghi sarebbero i ringraziamenti ed è impossibile menzionare tutti. Come scordare il contributo degli "uomini delle macchine", un gruppo di marcantoni locali che si sono affiancati al nostro artigliere per muovere le pesanti macchine in battaglia? Oppure il falegname locale che ci ha fornito in tempo record il materiale per riparare il guasto dell'onagro? ...gli episodi di questi epici giorni sarebbero molti. La testimonianza di affetto e stima che ci ha dato l'intera Alserio, dai personaggi più in vista al semplice passante che è rimasto catturato dallo spettacolo è stata forte. Uno per tutti, vorrei ringraziare il giovanissimo vicesindaco, il cui instancabile supporto e l'inesauribile entusiasmo hanno fatto capire a tutti i "combattenti di oggi" che stavano facendo veramente qualcosa di importante. Mi piace pensare che la nostra bella Lombardia, pur con tutti i suoi numerosi difetti, fu principiata in quei tempi da uomini così. Uomini capaci di mettere tutta la loro energia al servizio di poche, semplici idee e per queste forse cadere sul campo di battaglia. Mi piace pensare che a mille anni di distanza i pronipoti di quei gloriosi combattenti abbiano ricordato questi uomini di pochi pensieri, perché uno di questi pensieri si chiama Libertà.