n occasione della manifestazione storica organizzata dal Comune di Somaglia, il giorno 18 giugno 2000, per la tradizionale rievocazione della "Dieta di Roncaglia", gli Arcieri nel Tempo hanno proposto, oltre ai diversi tiri di battaglia (vedi fotografia in alto), il tradizionale Torneo di Tiro con l'Arco, che prevede tiri di squadra al saraceno e poi individualmente sullo scudo dell'armato e alla celata dello stesso.
Il torneo non si vince in base all'assegnazione di un punteggio, come nel tiro con l'arco sportivo, ma all'abilità dell'arciere che riuscirà a centrare tutti i bersagli eliminando ad uno ad uno gli altri sfidanti.
Prima del torneo gli arcieri si sono cimentati in alcuni particolari tiri di abilità: questi tiri ripropongono gli allenamenti che venivano effettuati dagli arcieri militari medievali, che dovevano essere in grado di colpire il bersaglio nelle posizioni più curiose, ad esempio coperti dai merli di un castello od in equilibrio sul tetto di una torre. Nel caso di Somaglia l'abilità stava nel colpire i due piccoli scudi del saraceno, un fantoccio in grado di ruotare attorno ad un perno verticale, in equilibrio su di una piccola scala portata dai compagni.

In fotografia possiamo vedere i coniugi Zanusso effettuare con successo tale difficile tiro. Laura, moglie del maestro Zanusso (affettuosamente chiamato Gio, dagli amici) ha costretto il marito a dare agio alle sue migliori risorse arcieristiche, per non dover sfigurare rispetto alla "dolce metà". Quale miglior modo per tener saldo "l'equilibrio" familiare?
..... ma veniamo quindi al torneo.

a foto qui a lato mostra l'armato in cui lo scudo e la celata sono gli unici punti che è ammesso colpire per passare alla fase successiva.
Si comincia con il piccolo scudo (al centro dello scudo metallico) che vediamo in primo piano sulla foto e alla fine di una sequenza di 3 frecce, chi non lo ha centrato viene eliminato. Ma il primo bersaglio è facile per gli Arcieri nel Tempo, che passano numerosi alla seconda eliminatoria. La seconda fase consiste quindi nel colpire la celata dell'armato avendo sempre 3 frecce a disposizione.
Gli arcieri che avranno messo a segno anche questo tiro, si sfidano ad oltranza alla celata: in questa ultima fase il primo a colpire concede una sola freccia all'avversario, che avrà quindi un'unica possibilità per non essere eliminato. Questo tiro, più difficile del primo a causa della strana forma e delle dimensioni ridotte della celata, ripropone l'antica situazione che precedeva l'assalto della cavalleria. Per un breve attimo i cavalieri solevano alzare la celata, prima di caricare, era infatti necessario aver ben chiara la situazione logistica del campo di battaglia per evitare di dirigire il cavallo in posti di difficile manovra, dove la fanteria avrebbe potuto avere la meglio di un ingombrante e bardato cavaliere. Necessario memorizzare fossati e trincee scavati dal nemico o posti che potevano nascondere qualche insidia realizzata ad arte, come i temuti pali infissi nel terreno.
Era proprio in quest'attimo che il cavaliere si prestava come bersaglio all'abile arciere che, nei pochi secondi a disposizione, poteva tentare di centrare il nemico in un punto vitale, prima che questo scendesse in campo, con il suo tremendo potenziale di morte: l'antenato di ciò che in seguito divenne il carroarmato.
A Somaglia sono in due a centrare il bersaglio, la portentosa Laura, di cui abbiamo parlato poc'anzi, e Fabio, detto Attila, per l'aspetto "mansueto" che lo caratterizza. Dopo poche frecce la sorte benigna con l'unno del gruppo, che infila una prodigiosa freccia, proprio nel centro del viso del fantoccio. Nulla può la pur brava Laura la cui ultima freccia si infrange contro il duro elmo dell'armato. È dunque Attila a vincere e sarà suo l'onore e l'onere di portare la bandiera degli arcieri durante i prossimi tornei e dimostrazioni.
La manifestazione è terminata e gli Arcieri nel Tempo salutano e ringraziano il giosioso pubblico, venuto a ricordare gli antichi fasti della Dieta dell'imperatore Federico I, detto il "Barbarossa". È proprio quì a Roncaglia (ora Somaglia) che egli imbasti le sue trame, contro quella Lega che ebbe il coraggio di ribellarsi, con la benedizione del Papa, al terribile colosso teutonico, dando luogo ad una lunga guerra con alterna fortuna per ambo le parti. Tale guerra culminò nella famosa Battaglia di Legnano, ma questa è un'altra storia.