l Mastro Fabbro č forse la figura più antica e preziosa dell'associazione. Impensabile un gruppo di combattenti medievali senza chi si occupa di creare e riparare armi per il combattimento. Il Mastro Fabbro si occupa di ciò: costruire, plasmandole dalla materia grezza, le spade, le lancie, le picche e le punte di freccia che occorrono. Dopo di che si passa alla delicata fase della tempera, ancor oggi segreto che i mastri fabbri si tramandano di padre in figlio.
 
Il lavoro del Mastro Fabbro è particolarmente ingrato. Non è semplice riuscire a trovare quel delicato equilibrio tra morbido e duro che garantisce ad una lama forza e resistenza. Il pericolo di sconfinare in una lama dura ma fragile oppure flessibile ma molle è sempre in agguato. Trovata la giusta mescola, il problema è solo agli inizi. Occorre infatti costruire l'arma, rifacendosi ai modelli classici dell'epoca. Una visita a musei e biblioteche è d'uopo, anche se ultimamente il web stà mostrando cose sempre più interessanti. Trovata la forma giusta per la persona che ci ha richiesto la ricostruzione dell'oggetto d'epoca comincia il lavoro di forgia.
Sotto i colpi del possente maglio e del sapiente martello, il metallo incandescente prende magicamente forma, spesso non prima di aver piegato e ripiegato il metallo su sč stesso, in modo che il processo conferisca le giuste caratteristiche al metallo. La lama viene sottoposta a quel difficile e delicato compito che è la tempra. I dettagli del processo costituiscono tutt'oggi il piccolo grande segreto del Mastro Fabbro, che difficilmente vi verrą illustrata senza tralasciare qualche minuto dettaglio di fondamentale importanza. Questi sono riservati solo a chi se ne renderą degno, intraprendendo la faticosa e affasciante via dell'Uomo del Metallo. La lama viene quindi rifinita, polita, affilata e dotata, se necessario, di elsa.
In fotografia vedete il Mastro Fabbro Luca Pizzi all'opera sull'antica, ma sempre attualissima, incudine.

l Mastro Fabbro a questo punto passa le proprie opere ad altri valenti artigiani. Il frecciaio si occupera di montare le punte aste il legno adatte e correttamente impennate, per realizzare quel piccolo prodigio di aereodinamica che prende il nome di freccia. Il pelletiere si occupa invece dei foderi delle lame, comprendenti immanicatura, fodero, cinture, cinghie ed eventuali decorazioni. Finita l'opera, al contrario di quanto succede per chi ricostruisce per collezionisti, il Mastro Fabbro consegna la sua Creatura nelle mani dei "bruti" che si occupano dei combattimenti e che ne saggeranno il carattere. Inutile nasconderci che il tremendo test sulla bravura dell'artista avviene proprio in questa fase. Una cattiva saldatura dell'elsa o un inefficiente design dell'arma portano ad evidenti difetti di manovra dell'arma rendendola scomoda, fragile od entrambe le cose. In questa fase ci si rende conto che ogni singolo particolare di un'arma ha il suo significato: un'elsa troppo piccola non protegge a sufficienza le dita, ma troppo grossa non la rende maneggevole. Un pomolo eccessivamente grosso o piccolo rende l'arma squilibrata e quindi "stancante". Insomma i nostri avi sapevano il fatto loro e scostarsi dai loro sobri ed eleganti modelli per passare a decorazioni "Fantasy", può costare assai caro a chi deve effettivamente combattere, anche se a scopo dimostrativo.
Termini quali Ergonomia dovevano ancora nascere, ma il concetto era certo intimamente compreso dell'abile Mastro Fabbro.