ei giorni 19 e 20 Maggio dell'anno del Signore 2001, nel parco adiancente il campo di battaglia, che ci ha visto, l'anno scorso, protagonisti di una grande impresa, si è svolto quest'anno un epico Torneo quadrangolare, che ha visto tra i grandi protagonisti, gli Arcieri nel Tempo.
Anche quest'anno l'appuntamento a Legnano, almeno per i gruppi che vi hanno partecipato, è cominciato il sabato sera con il campo medievale. Per chi non è "addetto ai lavori" va spiegato che in una manifestazione alla quale partecipano più gruppi storici, il campo medievale rappresenta una simpatica occasione oltre che per mangiare e ovviamente bere, per ritrovarsi, scambiarsi opinioni e confrontare i diversi modi di vivere la ricostruzione storica.
Il Castello di Legnano non è propriamente come uno se lo aspetta…. così come spesso succede in Italia, è stato lasciato andare per troppo tempo e, se si escludono i lavori di restauro iniziati di recente, appare in un triste stato di abbandono. Così, il piazzale antecedente l'ingresso del castello che ci ha ospitato, non era - di giorno - molto suggestivo, ma…. di sera….. i campi, i fuochi appositamente allestiti per cucinare, le luce delle torce e i numerosi personaggi in perfetto stile medievale che lo hanno popolato per tutta la notte, gli hanno ridato parte dell'antico orgoglio, facendolo rinascere a vita nuova e creando un'atmosfera di un autentico sapore antico.


l giorno dopo, l'euforia della notte precedente ha lasciato spazio ai preparativi per le imminenti manifestazioni che erano previste a partire dal mattino e che vedevano tutti, arcieri, fanti e cavalieri leggermente assonnati ma pronti a buttarsi nella mischia.
La manifestazione di quest'anno prevedeva un grande campo situato all'interno del parco del castello, dove ogni gruppo si è cimentato in quattro momenti della giornata e contemporaneamente, ognuno nel proprio ruolo. Niente battaglia dunque ma un grande torneo che a fine giornata a visto premiati il migliore di ogni gruppo partecipante.
Come Arcieri nel Tempo ci siamo divisi in due squadre e proposto tiri di battaglia incrociati, di copertura e sbarramento, ma la sequenza di tiri che assegnava la squadra più forte veniva eseguita contrapponendo le due squadre dietro a delle apposite torri e ventaglie in legno, dipinte con soggetti tratti dall'arazzo di Bayeux, sui quali dovevano essere messe a segno più frecce possibili.
La particolarità di questo tiro consiste nel fatto che mentre una squadra tira alle ventaglie, l'altra squadra è posta e si ripara dietro di esse, rendendo il tutto molto spettacolare e d'effetto. Immaginatevi di trovarvi di fronte ad una schiera di arcieri pronti a scoccare le temibili frecce e di essere riparati soltanto da un pannello in legno (opportunamente rinforzato in metallo)….. la scarica di frecce che vi arriva così vicino produce un suono simile ad un grande botto e l'adrenalina dello scontro pervade chiunque, anche gli arcieri più esperti e allenati. Alla fine….. depositati archi e frecce, gli arcieri si armano e, uscendo dal riparo delle ventaglie si lanciano gli uni contro gli altri, dando luogo ad un breve ma intenso scontro che si concluderà con la vittoria di una delle due squadre.
Al termine dei tiri di squadra e del combattimento, si è svolta quindi la mitica sfida alla celata. Storica sfida degli Arcieri nel Tempo, essa consiste nel tirare ad un armato in metallo con l'elmo alzato (la celata appunto). Il tiro alla celata, che un tempo rappresentava per gli arcieri uno dei pochi modi per annientare la cavalleria nemica munita di pesanti corazze, oggi viene utilizzato per fortuna solo come prova di abilità: chi degli arcieri mette a segno una freccia nella celata passa al turno successivo e ha diritto a partecipare alla finale ad eliminazione, che designa infine il vincitore. Oliviero, non per altro uno dei nostri Maestri, ha egregiamente superato la prova ed è stato accompagnato in trionfo per il ritiro del meritato premio.
Va detto che per esigenze di "copione" quest'anno eravamo orfani del nostro Primo Maestro, Carlo, il quale, come capo delle guardie di Legnano (i picchieri delle contrade di Legnano), ha scorazzato in lungo e in largo per tutto il giorno, mantenendo l'ordine all'interno del campo seppure non senza qualche difficoltà…. Più di una volta si è trovato infatti ad affrontare con le sue guardie qualche sparuto gruppo di arcieri un po' ribelli, immobilizzati prontamente e portati alla gogna appositamente preparata ai margini del campo stesso.
Tutto l'insieme, dai gruppi di armati, di cavalieri e di arcieri impegnati nei vari combattimenti, le guardie costantemente in movimento all'interno del campo, ma anche le varie bancarelle allestite al suo interno, hanno contribuito a riportarci indietro di 1000 anni ed a rivivere una realtà che oggi ci sembra così lontana, ma che fa parte della nostra storia e, come tale, è giusto che non sia dimenticata.

due maestri, che si sono alternati al comando della schiera di arcieri mi hanno dato da riflettere su quanto sia importante il loro ruolo all'interno della Compagnia. Non mi riferisco tanto alla pur indubbia capacità necessaria a comandare il tiro, affinché le freccie possano arrivare compatte sul bersaglio. Certo, se il bersaglio, costituito da una pesante balla di paglia, viene sollevato dalle frecce è abbattuto, la scenografia è senz'altro meglio riuscita. Mi riferisco invece a come essi gestiscano l'indiscussa leadership che il gruppo attribuisce loro.
In un passato, che ormai sembra lontanissimo (ma in realtà è passato poco più di un lustro) ci siamo trovati di fronte ad una situazione del tutto contraria, dove una leadership, assegnata a tavolino ad un gruppo di persone, non è stata confortata dal sostegno del gruppo. Ciò ha portato al collasso della precedente struttura, dalle cui ceneri sono nati gli Arcieri nel Tempo.
Chi, come me, si picca di voler imparare dalla storia, non può non domandarsi cosa successe allora. Perché la situazione portò a quell'insanabile scollamento tra il gruppo e la dirigenza?
Gli attuali maestri sono buoni arcieri, lo hanno dimostrato sul campo vincendo un certo numero di tornei, tuttavia la nostra organizzazione non dà grande importanza al lato agonistico del tiro con l'arco. Senz'altro si è meglio disposti ad accettare il consiglio di chi dimostra coi fatti di aver maturato una certa esperienza, tuttavia nel nostro gruppo vi sono altri arcieri egualmente abili, che accettano di buon grado la leadership del compagno, durante una manifestazione come questa.
Senz'altro i maestri sono dotati anche di doti didattiche, in altri forse meno sviluppate, che li rendono più adatti ad assumere, ognuno con le sue caratteristiche, una maggior apertura verso le problematiche del singolo come del gruppo. Ma anche questa non mi sembra una motivazione sufficiente a convincere una masnada di sciagurati, che si rifanno alla tradizione dei bracconieri e dei ladri, ad obbedire, in certi frangenti, come un sol uomo, seguendo i complicati schemi tattici che il maestro comanda.


l mio modesto parere è un altro. Io credo che il gruppo percepisca il disinteresse di queste persone per il potere, se non viene finalizzato e reinvestito per il bene del gruppo. Se penso al comportamento di queste persone, in questa stressante due-giorni, mi accorgo che l'intervento dei maestri si è sempre rivolto ad ascoltare il gruppo di persone, come anche i singoli, quando è stato necessario, smorzando i motivi di tensione ed accentuando la positività di certi momenti. In questi frangenti nascono sempre cause d'attrito, spesso tuttavia è sufficiente recuperare un pezzo di pane e una forma di formaggio, per trasformare, agli occhi di agguerrito gruppo di picchieri, sprovvisti del rancio, una grave carenza organizzativa, in una sciocchezza, su cui si può ironizzare.
Forse è proprio con queste piccole attenzioni, per il proprio gruppo come per gli altri, che i nostri maestri manifestano naturalmente e senza ostentazione, essi si sono conquistati il rispetto del gruppo, che non vive mai con pesantezza il loro operato, finalizzato al bene comune. Questo era mancato qualche anno addietro alla nostra precedente dirigenza: capire che raggiungere una posizione di prestigio ha senso solo quando la si utilizza per mettersi al servizio degli altri.
...Mi viene in mente il più timido dei nostri maestri, che nonostante la grinta che mette in ogni cosa che fa (...un brindisi), lascia sempre percepire nel tono di voce una nota che vuol essere riparatoria, quasi di scusa, per quel suo atteggiamento altero di comando. Anche in quei momenti noi arcieri siamo con te, il nostro cuore ha compreso, il resto è inutile. Forse più di tutti hai capito l'importanza del tuo ruolo e gli oneri che esso comporta e non passa inosservato quell'altruismo che ti fa mettere sempre in fondo alla coda. Proprio per questo seguiremo il tuo "High, stack!" fintanto che ci resterà anche una sola freccia nella faretra.