I - Dai Celti (500 a.C.) al 1000 d.C.
II - Dal 1066 al 1337: La nascita del longbow
III - La guerra dei 100 anni (1337-1453): Il trionfo del longbow
IV - L'arciere inglese nella guerra dei centanni




I - Dai Celti (500 a.C.) al 1000 d.C.

  partire dal 500 a.C. e per circa 250 anni si diffonde e mette radici in tutto il continente europeo una popolazione che per parecchi secoli influenza usi, modi di vita e di guerra della maggior parte delle popolazioni europee. Grandi forgiatori ed abili armaioli, diedero origine e svilupparono le tecniche della lavorazione del ferro e diventarono maestri nella forgiatura di spade, punte di lancia ed asce, le armi della loro cultura e della loro tradizione. I Vichinghi, i Franchi, i Visigoti, i Sassoni, i Normanni e le altre popolazioni europee conservavano ed usavano le tecniche dei Celti, mantenendo l'uso delle stesse armi. La concentrazione celtica più fiorente era situata dove poi sarebbe nato il regno dei Franchi; è proprio dai Franchi che tutte le popolazioni europee e parte di quelle asiatiche si rifornivano di lame per spade poiché erano ritenute a ragione le più affidabili e prestigiose. In tutto questo commercio di armi l'arco appare molto poco. Non era importante per l'armamento del guerriero che combatteva di forza, con ascia spada e lancia, armi fondamentali e prestigiose.
 
L'arco era si presente ed usato, ma in modo secondario. Compariva sporadicamente in battaglia, solo nelle fasi di avvicinamento al nemico, o in caso di assedio. Tutti gli archi europei nel primo millennio sono archi semplici, non particolarmente potenti a causa dello scarso interesse nell'impiego bellico. Ritrovamenti in tombe celtiche e vichinghe riportano alla luce punte di frecce in ferro molto ben lavorate, faretre cilindriche in cuoio e bronzo, accessori questi dell'arco. Ma dell'arco non vi è traccia alcuna. La spiegazione che noi diamo è che tra queste popolazioni grande era la considerazione ed il valore dato ai metalli lavorati, pochissima quella data ai manufatti in legno (aste di freccia ed archi) tanto che non venivano riposti nelle tombe, accanto al defunto. Questi ritrovamenti ci rivelano un particolare curioso ed al tempo stesso significativo. Sono state ritrovate numerose punte di freccia contenute in sacche in tombe di donne vichinghe, accanto a gioielli, monili, ornamenti, pettini. Poiché il guerriero portava nella tomba le armi a lui più care, la lancia, la spada, lo scudo (i guerrieri celti venivano addirittura sepolti col carro da guerra, i vichinghi col cavallo), la nostra interpretazione di questi ritrovamenti è che con la donna veniva seppellita l'unica arma da lei usata, ma essendo l'arco considerato poco importante, venivano sepolte solo le punte delle frecce. L'arco quindi come arma di difesa facile da usare per una donna e poco significativo per un guerriero. Sappiamo da bassorilievi ed incisioni che l'arco celtico e vichingo era un arco semplice, di solo legno, della misura variabile da 160 a 170 cm. I normanni, all'inizio del II° millennio, usano questo tipo di arco.

II - Dal 1066 al 1337: La nascita del longbow

 Gallesi sono maestri nell'uso dell'arco lungo, ne fanno un uso continuo come arma da guerra e per la caccia; i conquistatori Normanni continuano ad usare i loro archi, più corti e meno potenti di quelli gallesi ed iniziano ad arruolare arcieri come soldati di leva. Nel 1100 Enrico I emana un editto di depenalizzazione per chi uccide esercitandosi al tiro con arco e frecce. Nel 1175: Enrico II conquista l'Irlanda utilizzando truppe anglo-normanne che facevano largo uso di arcieri, guidate da Richard de Clare, detto STRONGBOW (fortearco). Nel 1182 sappaimo, dal resoconto di Gerold il Gallese sull'assedio di Abergavenny Castle, che "Gli archi adoperati da questi gallesi...........sono di olmo ontano e non sono stati lavorati o lucidati con cura. Anzi all'opposto: sono rozzi e nodosi. Nonostante ciò, sono robusti e resistenti e non solo sono in grado di scagliare una freccia a lunghe distanze, ma anche di infliggere ferite gravi da distanze ravvicinate." Nel 1252 Enrico III emana un editto nel quale si ordina ad ogni uomo "libero" di procurarsi le armi adatte al suo rango e ruolo, ed ai Commissari di Reclutamento fu chiesto di procurare gli uomini che avrebbero prestato servizio nell'esercito del re in cambio di una opportuna paga.
Nel periodo che va dal 1277 al 1295 Edoardo I sottomette il Galles, usando gli arcieri del Nottinghamshire e del Derbyshire (zone nelle quali era nata la leggenda di Robin Hood) e sviluppando l'impiego del longbow sia come arma tattica che di potenza individuale. Inizia in questo periodo lo sviluppo tecnico e tattico del longbow e degli arcieri, processo che si completerà solo dopo 50-60 anni. Viene dato inizio ad un sistema di reclutamento molto efficiente ed umano che tiene in grande considerazione e tratta bene l'arciere.
Nel periodo che va dal 1296 al 1333 avviene la sottomissione della Scozia. Nel 1298, con la battaglia di Falkirk, abbiamo la prima classica vittoria del longbow. Edoardo I si scontra contro i seguaci del Partito Nazionale Scozzese, sotto il comando di William Wallace. Gli inglesi schierano 2.500 cavalieri, 10.000 fanti e 3.000 arcieri; gli scozzesi 500 cavalieri, 4 schiltrouns (cerchie compatte di uomini armati di lancia), arcieri tra gli schiltrouns ed un piccolo gruppo di uomini a cavallo. Gli inglesi caricano, senza successo. Vedendo che la cavalleria non poteva fare alcun progresso, Edoardo fece intervenire gli arcieri gallesi con lanci di frecce ai fianchi degli schiltrouns, indebolendoli, in modo da consentire la carica, a questo punto vincente, della cavalleria.
Nel 1314, con la battaglia di Bannockburn, Edoardo II si scontra con l'esercito di Robert Bruce. Gli scozzesi riuscirono a disperdere gli arcieri inglesi con una carica di 500 uomini a cavallo. Il terreno sul quale era schierato l'esercito inglese si dimostrò troppo limitato per permettere il dispiegamento completo degli armati. Senza la protezione degli arcieri, la carica finale scozzese provocò la disfatta completa dell'esercito inglese.
Nel 1333 avviene la battaglia di Halidon Hill: Edoardo II (allora 21enne), elaborando la tattica usata nella battaglia di Dupplin, si schierò sul pendio di una collina con alle spalle la cima alberata e fece scendere da cavallo le tre divisioni del suo esercito, piazzando gli arcieri ai lati di ciascuna di queste in modo da bersagliare gli attaccanti con tiri d'infilata. Cosa che puntualmente avvenne quando gli scozzesi avanzarono attraverso il terreno paludoso e poi salirono con difficoltà sulla collina. Lo schieramento inglese a cuneo permetteva:

  • di resistere e poi vincere anche se in inferiorità numerica
  • di utilizzare con agilità il tiro degli arcieri poiché la copertura di tiro era ampia (a semicerchio)
  • di invitare all'attacco l'esercito avversario da una posizione protetta e favorevole.

III - La guerra dei 100 anni (1337-1453): Il trionfo del longbow

el 1337 avviene la battaglia di Cadsand: 500 armigeri e 2.000 arcieri inglesi si scontrano con 5.000 francesi sulle dune della spiaggia; 3.000 francesi vengono abbattuti. Nel 1340 avveine lo scontro al porto di Sluys: 4.000 armigeri e 12.000 arcieri inglesi sono protagonisti di una battaglia navale combattuta con il longbow. Gli inglesi si impadroniscono, saltando di nave in nave, di quasi tutta la flotta francese. Solo la quarta linea delle navi francesi si salva fuggendo.
 
Nel 1346 avviene la battaglia di Crécy. Gli inglesi sono braccati dai francesi in forte superiorità numerica. Gli inglesi disponevano di 4.000 armigeri, 11.000 arcieri, 5.000 fanti (in totale 21.000 armati). I francesi potevano contare su 12.000 armigeri, 6.000 balestrieri, 20.000 fanti (in totale 38.000 armati). Gli inglesi si schierarono sull'aperto pendio del fianco di una collina. Ciascun battaglione era composto da un centro di cavalieri appiedati ed armigeri e da due ali di arcieri. Quando i francesi tentavano di avanzare per avvicinarsi si esponevano quindi al tiro corto delle frecce, su entrambe i fianchi. In questa situazione, la battaglia poteva avere un solo esito. Teniamo presente che:

  • Occorrevano 90 secondi per superare il pendio di 300 iarde (la iarda è di poco inferiore al metro) che divideva i francesi dagli inglesi
  • Tirando 12 frecce al minuto alla distanza di 240 iarde, 500 arcieri inglesi potevano tirare 7.500 frecce prima di essere raggiunti dai nemici
  • Ogni arciere aveva un rifornimento base di 100 frecce.
  • Si calcola che vennero lanciate 1.100.000 frecce
  • La pioggia che aveva preceduto la battaglia, aveva provocato la formazione di fango sul terreno, creando difficoltà di movimento ai francesi che attaccavano
  • All'inizio della battaglia il sole stava di fronte ai francesi ed alle spalle degli inglesi.

ennero effettuate ben 16 distinte cariche allo schieramento inglese ed il combattimento durò fin oltre il calare del buio; nessun segno fu lasciato sulla linea inglese. A mezzanotte l'esercito francese si era praticamente annientato da solo. 1542 nobili francesi caddero sul campo, solo 50 inglesi vennero abbattuti. Questa battaglia provò il valore della potenza di fuoco rappresentata dal longbow, rivelò le proprietà difensive magiche della combinazione tattica di terreno, tiro degli arcieri e stabilità fornita dai disciplinati alabardieri; come il longbow era stato acquisito dalle guerre gallesi, così la nuova combinazione tattica era stata imparata dalle guerre scozzesi. I francesi invece, come vedremo, ben poco impararono da questa disfatta.
 
Nel 1356 avviene la battaglia di Poitiers. Fu la seconda delle tre grandi vittorie inglesi della Guerra dei Cento Anni, combattuta da Edoardo il "Principe Nero" e da re Giovanni di Francia. 7.000 erano gli inglesi, 16.000 i francesi. Gli inglesi disponevano di 2.500 arcieri, schierati come al solito a cuneo e ben protetti da alte siepi davanti e terreno paludoso, carriaggi e trincee ai lati, in una posizione difensiva con una piccola depressione di fronte ed un bosco alle spalle. L'esercito francese attacca, senza alcun tentativo di manovrare con astuzia, su un fronte così stretto che il vantaggio numerico venne vanificato. L'esercito francese venne disperso, il re e suo figlio Filippo catturati. 2.500 furono i francesi uccisi.
Nel 1415 la celeberrima battaglia di Agincourt. All'alba del 25 ottobre Enrico V schierò il suo piccolo esercito (1.000 armigeri, 6.000 arcieri e poche migliaia di fanti). E' probabile che i consueti 3 battaglioni venissero schierati in linea, ciascuno con i propri arcieri ai fianchi e gli armigeri appiedati al centro; gli arcieri furono schierati davanti ai battaglioni in formazione a cuneo sporgente, esattamente come a Crécy. I francesi erano in numero almeno quattro volte superiore (sembra 30.000), ma costretti a stare su un fronte stretto solo 1.100 iarde dalla natura del terreno. Gli arcieri inglesi, dopo aver fissato i pali appuntiti che avevano lo scopo di respingere gli attacchi della cavalleria, aprirono il combattimento con nugoli di frecce. La cavalleria francese, indisciplinata e troppo superba per aver assimilato la lezione di Crécy e di Poitiers, fu colpita duramente. Montò a cavallo, divenendo così ancor più facile bersaglio; in pochi minuti vennero disarcionati o spinti indietro nel disordine. La seconda linea francese avanzò e si ritrovò ingolfata nella mischia e nella confusione; stessa sorte per la terza linea. Enrico V ordinò l'uccisione dei numerosi prigionieri francesi perché aveva necessità di uomini per fronteggiare l'ultimo attacco francese. Il massacro cessò quando gli attaccanti si ritirarono. Il fango alto e la pesantezza delle armature contribuirono alla disfatta francese. Le perdite complessive degli inglesi furono 13 armigeri e circa 100 fanti; quelle francesi 10.000 uomini uccisi (di cui 5.000 di sangue nobile) e più di 1.000 prigionieri.


IV - L'arciere inglese nella guerra dei centanni

oger Ascham nel 1545 scrive: "Gli uomini che tiravano con l'arco con maggior frequenza e che lo sapevano meglio adoperare, non erano istruiti. Gli uomini istruiti tiravano poco con l'arco e non ne sapevano molto; di conseguenza pochi uomini erano in grado di scrivere sull'argomento."
Nella Christ Church di Oxford c'è una miniatura del 1326 che mostra un castello difeso da due donne: una usa un'imponente balestra, l'altra un longbow altrettanto imponente. A conferma del fatto che l'uso tradizionale di quest'arma non è mai stato unicamente maschile. Ma chi era l'arciere inglese del quattordicesimo secolo. Cosa faceva e da dove proveniva? Ecco alcuni stralci che ce ne chiariscono la figura.

  • Proveniva dai villaggi e dai campi, non possedeva beni o ricchezze significative.
  • A volte era un fuorilegge od un lestofante perdonato.
  • Non era un uomo stimato, ma aveva abilità e forza, doti tipiche dell'abitante delle campagne.
  • Si trovava a sua agio nei boschi, era abituato a gare e competizioni di tiro, diffuse in tutti i villaggi.
  • Nell'esercito era inquadrato in truppe scelte, ben addestrare, efficienti. Erano ben retribuiti, indossavano una comoda giacca allacciata alla vita ed in testa portavano un elmetto di cuoio irrobustito con due listelle di ferro incrociate.
  • Tirava a 300 iarde o più con frecce leggere ed a 275 iarde con frecce pesanti ed archi da combattimento dotati di libraggi notevoli.