envenuti nel sito degli Arcieri nel Tempo.
Potete regalarci quindici minuti di un tempo che non è mai abbastanza? Noi speriamo proprio di si. Al di là dell'usuale sito, a cui troverete i link successivamente, vogliamo proporvi una nuovo modo di presentarci.
Un modo che ci permetta anche di farvi meglio comprendere che non siamo solo un'immagine, ma che l'immagine è il risultato di precise scelte compiute in lunghi anni che hanno costruito la storia di questo gruppo. Per questo abbiamo voluto lasciare, come commento alle nostre immagini, un racconto fatto di parole antiche.
Benché il racconto sia nostro, ogni frase è stata tratta da un codice medievale. Per chi desiderasse approfondire con gli originali, le copie anastatiche dei volumi da cui il racconto è tratto è consultabile in questa breve bibliografia essenziale.
Alessandro di Telese - Ruggero II re di Sicilia - Casa Ed. Francesco Ciolfi - Cassino
Guglielmo di Puglia - Le gesta di Roberto il Guiscardo - Casa Ed. Francesco Ciolfi - Cassino
Ugo Falcando - Il regno di Sicilia - Casa Ed. Francesco Ciolfi - Cassino
Amato di Montecassino - Storia dei Normanni - Casa Ed. Francesco Ciolfi - Cassino
Goffredo Malaterra - Ruggero I e Roberto il Guiscardo - Casa Ed. Francesco Ciolfi - Cassino
Pietro da Eboli - Liber ad honorem Augusti - Casa Ed. Francesco Ciolfi - Cassino


Buon divertimento e buona lettura.






o Adelmo di Otranto, dopo aver dedicato una parte dell’esistenza alle sterili cure mondane, sono rinato a nuova vita assaporando la gioia del raccoglimento spirituale. E siccome, Padre Santo, in virtù dell’abito che indegnamente indosso, so di potermi accostare a voi e potervi considerare sostegno e guida per tutto quello che mi sarà dato di fare.

Come insegnano gli antichi filosofi perché se ne possa perpetuare il futuro e la memoria, si è andata man mano consolidando l’abitudine di trasmettere ai posteri le imprese più rimarchevoli degli uomini affinché esse non sprofondino nel silenzio ma piuttosto facciano rimanere questi ultimi in qualche modo in vita, sia pure una vita fondata sulla memoria, una volta che vengano affidate ad una pagina scritta che la posterità potrà leggere e conoscere.






bbene che voi sappiate che questa mia opera, se rivela un certo disordine nella sequenza di alcuni degli avvenimenti narrati, o proprie vere lacune nell’esposizione dei fatti sono da addebitare non tanto a me quanto al racconto di questo guerriero vicino a rendere l’anima a Dio. Il guerriero iniziò il suo racconto risalendo al 1000 dopo Cristo nostro Signore unigenito di Maria Vergine quando 40 contadini in veste di pellegrini vennero dal Santo Sepolcro di Gerusalemme in cui adorarono Gesù Cristo.


Giunsero nel sud italico nella città di Salerno e videro che era assediata dai Saraceni, i quali fecero tanto male, e che i Salernitani dovettero arrendersi. Ma i pellegrini che erano uomini della Normandia, non poterono sopportare tanto affronto del dominio dei Saraceni, ne che i cristiani fossero soggetti ai Saraceni.






uesti pellegrini si recarono dal Principe Serenissimo che allora era il governatore o legittimo giudice di Salerno; gli chiesero prosternati di avere le armi e giurarono di voler combattere contro i Saraceni.


Quando ebbero armi e cavalli assalirono i Saraceni e ne uccisero molti: molti Saraceni si rovesciarono verso il mare, gli altri si sparsero qua e là per i campi. Così i Normanni restarono vincitori e i Salernitani furono liberati dalla servitù dei pagani.






uando questa vittoria fu così riportata, il Principe e tutto il popolo di Salerno promisero di dar loro una grande ricompensa, ma i Normanni non vollero il merito di ciò che avevano fatto e si scusarono di non poter restare. Poi i Normanni sono pregati dal Principe di tener consiglio ai Principi di Normandia, inviando loro alcuni ambasciatori con i Normanni vincitori, portando con se pietre preziose, manti imperiali, strumenti di ferro ricoperti d’oro.


Così ai Normanni chiesero di venire nella terra che produce latte e miele e tante belle cose e i Normanni vincitori testimoniarono di aver visto queste cose. I Normanni sono gente assai astuta, non perdonano le offese, sono bramosi di guadagno e di poter, e all’occorrenza sanno fingere e dissimulare, in realtà questa gente, se non contenuta dal freno delle leggi, diventa del tutto smodata. Quando le circostanze lo impongono, sopportano le fatiche, la fame e il freddo.
I capi sono assai generosi avendo di mira una buona reputazione. Dal loro nome deriva quello della loro terra: difatti nella lingua degli Angli la parte settentrionale è detta North. E poiché essi erano venuti dal settentrione, furono chiamati Normanni e Normandia fu chiamata la loro terra. In questa regione si trova una villaggio denominato Altavilla, non tanto perché sorga su qualche alto monte, quanto come crede quasi per un auspicio formulato da chi presagiva la fortuna e i successi che avrebbero arriso ai futuri discendenti di quel villaggio, destinati a raggiungere con l’aiuto di Dio e grazie al loro valore un posto nella storia.























n guerriero di nobile liniaggio di Nome Tancredi, era il signore del villaggio di Altavilla trasmessogli in eredità dai suoi antenati. Egli condusse in sposa una donna ragguardevole per stirpe e costumi dalla quale ebbe cinque figli: Guglielmo detto Braccio di Ferro, Drogone, Unfredo, Gofredo e Serlone.
Morta la madre in giovane età Tancredi si risposò, la giovane in proseguo di tempo diede al marito sette figli; il primo fu Roberto detto il Guiscardo fin dalla nascita, il secondo fu Malgerio, il terzo Guglielmo, il quarto Alveredo, il quinto Uberto, il sesto Tancredi e il settimo il più giovane Ruggero.






uesti ragazzi, andando man mano trascorrendo in relazione alle rispettive età gli anni della fanciullezza, cominciarono ad esercitare le discipline militari allenandosi a cavalcare e usare le armi, imparando a difendersi e ad attaccare i nemici. Accorgendosi poi che, con il declino fisico e la vecchiaia delle persone della famiglia, i loro successori entravano in disaccordo a causa dell’eredità e che i beni spettanti solo al primo non sarebbero bastati ai singoli se si fossero divisi fra tutti, cominciarono a prendere di comune accordo, eccettuati quelli che erano ancora troppo fanciulli iniziarono ad allontanarsi dalla loro terra, andando e procacciandosi bottini di guerra in varie località con l’aiuto di Dio.





na grandissima moltitudine di parenti e compatrioti si misero a seguirli con la speranza di guadagni, essi prontamente e con grande generosità trattandoli a guisa di fratelli, li rifornivano di cavalli, di armi e di indumenti e il sostegno di valorosi guerrieri, chiamarono a se giovani che portavano archi e frecce.


Piantarono le tende intorno alle città e cominciarono a combattere con archi e frecce, lance e spade, da una parte all’altra cominciarono a ferire e essere feriti, uccidono e sono uccisi.






Normanni che erano abituati al combattimento, fabbricarono diversi tipi di strumenti per scagliare pietre, distrussero torri, abbatterono mura conquistando città e mentre creavano un regno i figli divennero padri mentre i padri dei padri avevano la mano stanca per il continuo tirar con l’arco, i figli diventati padri arricchivano con la loro maestria i figli, diventando sempre più capaci.
Su questa progenie era scesa la benedizione di Gesù Cristo Nostro Signore, ora e nei secoli dei secoli a venire.








ontinua narrando questa storia: tra i forti Normanni e il Padre Santo, Papa Leone IX molto amato dall’Imperatore, e come lui si oppone ai fortissimi Normanni che non si potevano mandar via come altri popoli, chiedeva così l’aiuto dell’Imperatore che rispose “Voi troverete ciò che andate cercando”. Il Papa fu accompagnato dal Confaloniere di Roma e della Guerra fattosi prendere dall’ambizione come succede anche agli uomini prudentissimi come era lui, accettato l’aiuto di un esercito di soldati tedeschi e di Longobardi penetrarono nel sud.



a il signore Normanno reputando più decoroso per lui finire la vita con onore, piuttosto che esserne privato ignominiosamente, spingendo avanti l’esercito affrontò audacemente i nemici, egli cominciò al primo scontro a muoversi con grande animosità, arcieri fanti e cavalieri atterrirono il nemico, i Longobardi atterriti cercarono di difendersi mediante la fuga, lasciando i Tedeschi a combattere da soli, che pur battendosi valorosamente, non avendo altro scampo se non nelle armi, caddero quasi tutti, i Normanni riuscivano vincitori.