a partecipazione a questa battaglia, forse la regina delle rievocazioni storiche per tradizione, numeri e danari impegnati, viene spesso vista come un punto di arrivo per i gruppi che rievocano la storia. Una medaglia da appendersi al collo per dire "Noi ci siamo stati". Certamente il fatto che la manifestazione si tenga solo ogni cinque anni e che la selezione sia piuttosto rigida, sia per quanto riguarda i costumi che per le armi ed il loro utilizzo, tendono a consolidare questo modo di vivere l'evento. Organizzare la partecipazione a questo evento non è banale, soprattutto se il gruppo da portare in Inghilterra e da attrezzare debitamente è costituito da oltre venti persone. Ma tutto ciò passa in secondo piano se si appartiene agli Arcieri nel Tempo. Per noi essere ad Hastings nelle file normanne è stato il naturale coronamento di un percorso che definire storico o culturale è riduttivo. Chi, come noi, dedica tanta passione a far rivivere la tradizione italico-normanna del periodo medievale ha vissuto questa partecipazione quasi come un pellegrinaggio che non poteva non passare per la cattedrale di Bayeux, per secoli custode della testimonianza più importante degli eventi che si svolsero: l'arazzo.

Non siamo certo stati noi a scoprire il valore artistico di questo capolavoro, ne quello di documento storico incomparabile. Ma è innegabile che lo studio di questo reperto è stato di fondamentale importanza per un gruppo che ricostruisce non solo un atmosfera ma un modo di pensare e di agire, e quindi di essere. Non si tratta pertanto solo di rievocare dei fatti storici, pur importanti, occorsi nel 1066, ma di seguire un percorso più intimo e personale di individui che hanno un comune modo di sentire. Questo è significato Hastings. Guardato sotto questa luce l'impegno profuso assume la giusta collocazione. Non si è lavorato per tanto tempo per fare questa battaglia. Hastings non è un punto di arrivo ma una tappa importante per uscire dai nostri confini (e quelli geografici non sono quelli più importanti) e misurarci con una platea più vasta. L'arricchimento di questa esperienza è un piccolo tesoro che potremo utilizzare nel nostro futuro. Chi ha puntato su questo evento, e ha tanto insistito per una partecipazione compatta, lo sapeva e voleva che non fossero solo i singoli a beneficiare di questa esperienza ma l'intero gruppo.

a veniamo alla cronaca. Il gruppo parte compatto mercoledi 11 ottobre al tramonto. Il modo non deve essere stato molto dissimile da quella del contingente italico normanno che fu inviato, con le insegne papali, a partecipare all'impresa di Guglielmo: controllo dell'equipaggiamento, delle armi, delle scorte d'acqua e del vettovagliamento. Ma i mezzi di locomozione dovevano essere abbastanza differenti rispetto a quelli che abbiamo utilizzato noi: tre moderni camper ben attrezzati, in grado di ospitare fino a sette persone caduno. La notte sarà lunga e insonne, perché passata in viaggio, ma la prima tappa saprà ripagarci delle fatiche: la cattedrale di Chartres. Ma la fame non è solo quella di cultura, e gli Arcieri nel Tempo sanno che nessuno se ne avrà a male per una breve capatina al bistrot di turno dove, se il caffè non è proprio come quello di casa, si possono rimediare croccanti croissant e tiepidi pain au chocolat. Ma eccoci alla cattedrale. Splendida nel suo gotico statuario. La nostra mitica Valentina ci racconta che si tratta di una delle cinque "Notre Dame" più importanti di Francia, chiese dedicate alla Madonna curiosamente disposte a formare una "M" sulla cartina. Delle cinque forse questa è la più magica, sia per la Madonna nera che per le splendide vetrate in cui il blu è il colore dominante. L'ambiente è suggestivamente mistico. Poi Valentina si lancia in una dotta descrizione che parte dal labirinto posto sul pavimento e le complesse teorie numerologiche e cabalistiche... ...ed è qui che la nostra si perde il grosso della truppa il cui palato non è avvezzo a tali finezze.

 
a siamo di nuovo in viaggio. Questa volta in direzione di Bayeux. È qui che abbiamo appuntamento con un altro gruppo italiano, la Confraternita del Dragone, con cui desideriamo condividere la visita alla graziosa cittadina normanna. Entrambi i gruppi sono estimatori dell'arazzo e lo hanno studiato approfonditamente anche se sotto aspetti diversi. La Confraternita del Dragone è costituita infatti da cavalieri e fanti, più avvezzi a spada e scudo che ad arco e freccie. Una visita all'intima cattedrale e poi la visita all'arazzo. La visita è veramente emozionante gli eventi storici ci vengono raccontati con semplicità, arricchiti da particolari inerenti la vita di tutti i giorni che il piccolo ma ben organizzato museo ci presenta, arricchendo il tutto con qualche effetto speciale di tipo multimediale. Bello anche il film introduttivo all'arazzo dove il vescovo Oddone e la sposa di Aroldo hanno modo di farci cogliere i due punti di vista dei contendenti. Peccato non sia disponibile con doppiaggio in italiano. Poi finalmente l'arazzo. Qui stupiamo la signorina addetta agli auricolari, a cui spieghiamo che abbiamo la nostra guida personale: Carlo. La religiosa visita agli stupendi settanta metri di fumetto medievale, carichi di gusto, ironia e cronaca, sono favoriti da una collocazione perfettamente riuscita. L'arazzo oggi è protetto dalla luce solare, che potrebbe danneggiarlo, ma la suggestiva illuminazione elettrica è stata studiata attentamente. Il racconto di Carlo ci svela piano piano tutti i misteri dell'opera: l'atto di coraggio di un personaggio o il tradimento di un altro vengono gradualmente resi palesi insieme ai particolari inerenti la vita quotidiana. Scorrendo lentamente le scene, disturbati solo da qualche visitatore che procede più rapidamente di noi, Edoardo, Aroldo, Guglielmo, Oddone e tutti gli altri escono dalla storia e diventano persone di tutti i giorni... ...insomma, più d'uno comincia a chiedersi se Carlo ci fosse in quel 14 di ottobre del 1066.

Ma ecco che dopo l'amicizia e gli episodi di eroismo dei nostriprotagonisti, la morte di Edoardo e la consacrazione dell'abazia di Westmister, la tetra cometa (pare che quella di Halley passasse in quell'anno) segnala l'avvicinarsi di un periodo dai tristi presagi per Aroldo. Guglielmo si prepare a combattere per un regno che ritiene suo e che non può lasciare nelle mani di chi considera un suo vassallo. Navi vengono costruite e varate e ci rivediamo nella preparazione della guerra. Di li a qualche ora anche noi solcheremo il mare sulla scia di Guglielmo, per ricombattere la stessa battaglia. L'episodio di Malfosse e Guglielmo che leva l'elmo per mostrare al suo esercito che è ancora vivo. Sono le stesse scene che andremo a ricostruire tra qualche momento. La battaglia ora infuria e la guerra si mostra in tutta la sua crudeltà. Nulla è lasciato all'immaginazione ma la potenza espressiva non è inferiore a quella del miglior Picasso. In cuor mio mi rallegro del fatto che noi stiamo andando a giocare e non a pretendere una terra che riteniamo appartenerci di diritto. I vincitori cominciano a spogliare i cadaveri di vesti ed armi che ai morti non serviranno più. Sta per nascere una nuova era per l'Inghilterra e nasce qui una relazione speciale tra Gran Bretagna e Normandia, di cui sentiremo ancora parlare negli anni a venire. Termina la nostra visita con l'usuale passaggio al bookshop del museo, per libri e gadgets da riportare in Italia in memoria di Bayeux. Ma ora siamo pronti per l'evento, consci del passato che stiamo per ripercorrere. Le centinaia di frecce stipate in ogni angolo di camper cominciano la loro sommessa vibrazione, un preludio che in questi anni abbiamo imparato a riconoscere.

asciamo la meravigliosa Terra di Francia per un'Inghilterra il cui grande fascino non riesce ahimé ad assorbire nemmeno un briciolo della sua naturale umidità che ti entra nelle ossa. Per molti di noi non è la prima volta che si pone piede su questa terra e sappiamo che solo il benevolo sguardo di un Essere Superiore potra farci scampare quella simpatica pioggerellina che, oltre a mantenere verdi i graziosi prati inglesi, ci farà affondare nel fango fino alle ginocchia sul campo di battaglia. Ma il viaggio fino a Battle procede speditamente e senza problemi. Dopo quasi mille anni, agli inglesi non è ancora andata giù la sconfitta patita con Guglielmo, ma accolgono invece con un certo orgoglio questi nuovi invasori. Del resto questa terra ha sempre avuto grandi tradizioni e grandi appassionati di storia.
 
Ma chi si aspettava di godersi tre giorni di vacanza in un meraviglioso ambiente medievale, sbaglia. In mattinata c'è il primo controllo al vestiario: appuntamento al Norma Muster a ridosso della collina dove è avvenuta la battaglia. Gli Arcieri nel Tempo sono schierati in linea per il controllo. Vengono immediatamente, con tatto molto inglese, scartati i giacchi in pelle che usiamo per proteggerci da eventuali colpi di spada durante la battaglia. Benché storicamente validi i giacchi sono considerati troppo "belli" per essere in dotazione alla normale truppa normanna. Troppo "nobili". Poi ogni arciere e passato al controllo in dettaglio. Buoni i vestiti sia per la fattura che per il colore, ma alcune cinture in cuoio sono troppo alte. Anche questo non è un problema per il nostro gruppo, portiamo sempre dotazione di riserva e le cinture vengono sostituite. Ci viene inoltre chiesto come mai non disponiamo di armi da taglio e qui facciamo presente che ci è stato fatto espresso divieto di portare qualsiasi arma da taglio o punta (non utilizziamo mai armi finte). Buone le sacche per contenere le freccie e le faretre in cuoio. Il gruppo passa il primo check e i tesserini vengono firmati. Ma l'appuntamento è per il pomeriggio, sul campo di battaglia per il check di archi e frecce... e per vedere come li sappiamo usare. Il tempo per tornare all'accampamento e mangiare un boccone e tornare indietro. Ed è qui che incontriamo per la prima volta Robert. Robert è un uomo schivo e gentile, fisico asciutto da ufficiale inglese, che si scusa per non poter completare completamente il nostro check in quanto il responsabile è ancora in viaggio da York. Ma il ghiaccio tra arcieri si scioglie subito. Mentre scaldiamo e carichiamo i nostri archi, scopriamo che Robert è persona a cui non sfugge nulla. Utilizza il tempo a sua disposizione per spiegarci quali sono i comandi a cui dovremo rispondere. Dopodiché comincia a disporci sul campo saggiando la nostra mobilità e la nostra potenza di tiro. Passiamo all'incirca due ore sul campo fangoso ad avvicinarci e ad indietreggiare verso la presunta schiera sassone, simulata da due cespugli. La tensione si smorza e le penne d'oca solcano finalmente l'aria inglese. Sul viso impassibile dell'inglese finalmente un sorriso, scopriremo poi che saremo ingaggiati nella sua unità di combattimento. In particolare Robert scopre che il gruppo è estremamente flessibile e si diverte ad alternare il tiro classico a quello che lui chiama "Rolling volley": un tiro a file alternate che permette di convogliare sul nemico una pioggia ininterrotta di frecce. Intanto cominciamo a conoscere i nostri compagni di battaglia. C'è qualche italiano, ma siamo subito conquistati dal gruppo di arcieri tedeschi. Forse non sono arcieri di lunga data. Non tutti maeggiano archi di tasso, ma si muovono compatti e decisi sull'obbiettivo: sono gli arcieri come li intendiamo noi. Faremo la loro conoscenza il giorno seguente. L'appuntamento è all'indomani. Ma gli
 
Arcieri nel Tempo non possono mancare una tappa d'obbligo. Proprio dietro l'abazia duecentesca, sorta in ricordo della battaglia, la graziosa Battle dispone di un delizioso pub dove scorre birra a fiumi di ottima qualità. Dopo lungo penare finalmente gli archi di velenoso tasso possono riposare nel luogo a loro più consono: l'angolo di un caldo pub inglese. Ma il freddo scende velocemente su questa parte del pianeta e chi non è dotato di una struttra sassone, grasso incluso, necessita di una cena non troppo carica di colesterolo e di un caldo giaciglio. I giovani del gruppo fanno ovviamente eccezione e faranno le ore piccole. Poteva essere diversamente? La mattina c'è giusto il tempo per una buona colazione nostrana e poi di nuovo al campo. Questa volta noi arcieri siamo inquadrati in tre unità, proprio come ai tempi di Guglielmo, e veniamo istruiti su come si svolgerà la battaglia. Ci viene spiegato come si muoverà la fanteria e dove entreranno i cavalli per le cariche di cavalleria. Gli arcieri sono oltre un centinaio, più o meno un identico nunero di cavalli sfilano dinnanzi a noi e cominciano a disporsi poco distanti su due file, per provare le cariche di cavalleria. Termina la sessione di prove ed il responsabile di York, si tratta poi del Goose che avevamo conosciuto per mail, passa ogni arciere al vaglio. Vengono controllate tutte le frecce, levando la punta blunt, per verificare la perfetta perpendicolarità dell'asta in legno. Le nostre frecce vengono accettate dopo una piccola discussione in quanto è presente un leggero svaso di circa tre millimetri, fatto per facilitare lo scivolamento dell'asta. Ma anche solo un piccolo svaso è sufficiente a fare nascere una discussione sulla liceità dell'arma. Sembra proprio di essere in Italia, dove si vedono frecce con tappi in sugero e tappi in plastica fissati con nastro adesivo! Il pomeriggio, all'entrata in battaglia, vedremo addirittura fare la comparsa di un poco medievale, ma efficace, metal detector. Anche all'estero c'è sempre qualcuno che cerca di fare il furbo sulla pelle degli altri, ma l'attenta sorveglianza britannica individua immediatamente queste "aquile", requisendo le frecce pericolose. I pass vengono firmati e l'appuntamento è sul campo di battaglia per il pomeriggio, stavolta coi sassoni pronti alla pugna.

iunge infine il momento che atteso da un lustro intero. In buon ordine e senza esitazione gli Arcieri nel Tempo si presentano puntuali al Norman Muster, punto di raccolta delle truppe normanne. Qui scopriamo di essere diventati l'unità centrale delle truppe armate d'arco. Del resto è dall'alto medioevo che si conosce il valore del tasso italico. Siamo tra i primi schierati di fronte ad una immensa distesa di sassoni scatenati, non mi era mai capitato sotto gli occhi uno spettacolo simile. L'enorme orda che ci si presenta fa echeggiare tutta la valle di lugubri grida di battaglia. Ogni tanto dalle file esce qualche ardito che si mostra solitario davanti alle file normanne, per roteare la propria ascia sopra la testa o anche semplicente per dimostrare la propria stima per l'avversario, mostrando il nudo deretano. Ma già l'entrata della lunga fila della pesante cavalleria normanna rallenta i bollenti spiriti: i sassoni cominciano ad immaginarsi cosa voglia dire trovarsi di fronte un'unità di combattimento centaura, composta da qualche quintale di ferro e muscoli. Guglielmo fa la sua comparsa sul campo di battaglia. Solo la sua comparsa è sufficiente per galvanizzare l'esercito. Egli cavalca davanti alle sue truppe chiedendo all'esercito di mostrare oggi il furore normanno. La risposta arriva con un unica voce: "Viv la Normandie"! Ma è tempo di far cessare la spavalderia sassone e di cominciare a spolverare i bianchi fondi schiena lacui vista è stata così generosamente elargita al numeroso pubblico accorso per l'evento. Agli Arcieri nel Tempo l'onore di aprire la battaglia: le scariche di frecce si abbattono sulle fila nemiche che rinserrano i ranghi, tentando di limitare i danni. Poi lo spazio viene dato alla fanteria, che cerca di aprire le fila nemiche. Ancora niente. Ma la forza normanna non da riposo ai sassoni, mentre arretra la fanteria, le scariche di frecce fermano le velleità sassoni, e ora la cavalleria attacca. Ma anche la cavalleria non può nulla contro il ben asserragliato esercito di Aroldo, che fa valere la propria miglior scelta tattica. Difendersi dall'alto della collina è più facile: i cavalli sono costretti a correre in salita ed arrivano sulle file nemiche con potenza dimezzata. Occorre trovare uno stratagemma che possa spezzare l'arrocco nemico. La soluzione strategica applicata è quella a lungo utilizzata dal contingente italico-normanno (cioè noi) presente sul campo con le insegne papali... ...anzi, si può dire che quelle insegne siano state proprio "meritate" grazie a questo stratagemma, una decina di anni prima, in quel di Civitate.



Si attacca violentemente un punto dello schieramento con un gruppo composto da un unità anteriore ed un unità posteriore. Esaurita la forza dell'impatto iniziale, che grava di fatto sull'unità anteriore, l'intero gruppo si ritira, senza proteggere la ritirata con arcieri, invitando di fatto il nemico all'inseguimento. Si lascia che il nemico insegua per una tratto sufficiente lungo da perdere il contatto col resto della truppa. Poi la prima unità arresta improvvisamente la fuga, realizzando una barriera di scudi e licche che blocca temporaneamente l'inseguimento. È in questo momento che la seconda unità, finora inattiva e quindi fresca, esce da entrambi i lati della barriera di scudi. L'avversario viene rapidamente accerchiato è trucidato senza pietà. È lo stesso Guglielmo che guida questo attacco, il punto scelto per attaccare è quello di fronte all'ala sinistra dello schieramento normanno. La strategia ha successo pieno ed un elevato numero di cadaveri sassoni, stesi sul campo di battaglia la dove il contingente normanno ha arrestato la finta ritirata, ne è la lugubre testimonianza.

a gioia di quel successo ha breve durata. Nell'attacco tutti abbiamo visto che Guglielmo è stato disarcionato, ogni guerriero chiede al suo compagno cosa sia accaduto al duca, circola la voce che non sia sopravvissuto. Si tratta di un solo momento, ma sembra lunghissimo. Poi Guglielmo, recuperata un'altra cavalcatura, si leva l'elmo e cavalca a viso aperto ancora una volta davanti al proprio esercito: il duca è vivo! Nuovo coraggio si infonde nelle file normanne, i sassoni sono ormai privi di un ala del loro schieramento. È tempo di portare l'attacco finale. Tocca ancora agli arcieri dare il via alle danze. Si tratta di tutti gli arcieri che Guglielmo può schierare, la fila è lunghissima. I primi tiri, comandati, oscurano veramente il cielo: la pioggia di frecce è diretta sulle insegne di Aroldo ed è terribile. Poi viene comandato il tiro ad oltranza, anche i comandanti Robert e Goose entrano nelle nostre file, per unrsi in quel tiro che in un altro 14 ottobre, colpì il fiero Aroldo ad un occhio, provocandone la morte ed allo stesso tempo il successo dell'ultima invasione che il Regno Unito ricordi.

Siamo all'epilogo. Ma mentre il nostro esercito sbaraglia i sassoni rimasti, il mio pensiero è già tornato a questo 14 ottobre. Ai duemilacinquecento uomini accorsi da tutto il mondo per partecipare armati a questo 14 ottobre. Alle decine di migliaia di persone venute anche solo per assistere allo spettacolo. Che grande fascino esercita la storia sull'uomo. Un fascino che unisce invece che dividere, anche se si è schierati su due file contrarie. Su questo campo di battaglia oggi ho sentito parlare almeno sette lingue diverse e anche se non le capisco tutte, un sorriso o una strizzata d'occhio mi fa capire che questa gente è bella gente, che cerca il dialogo e che possiede quel giusto tasso di ironia per sapere ridere anche di sè. Gente di Hastings non sarà facile dimenticarvi!

l tempo dei saluti è arrivato. Due parole per ringraziare Robert a nome del gruppo e per dire che è stato un onore stare al suo comando. Il gruppo degli organizzatori sa che purtroppo all'indomani non saremo dei loro, ma al di là dei tanti ringraziamenti, dei complimenti e delle battute sui comandi in italiano (desueti, in ogni tempo, alle orecchie di queste dolci colline inglesi) mi ricorderò sempre con piacere quel semplice e commosso "We will miss you", ovvero "Ci mancherete".
 
Forse queste poche parole, più di tutte le altre, riescono a dare un'idea di cosa si sia creato fra noi in soli due giorni. Ma il saluto deve essere formalizzato anche con la cittadina di Battle, per cui giriamo attorno all'abazia e raggiungiamo il nostro pub, per una fila di lunghi brindisi di ringraziamento, corroborati da sapida birra anglosassone. Nel ritornare all'accampamento non potevamo non passare a salutare quegli uomini che oggi hanno combattuto al nostro fianco, ma che il "sassone" lo parlano anche oggi: gli arcieri tedeschi. Tra i due gruppi è nata una certa simpatia, reciproca, visto che compaiono dal nulla boccali di terracotta pieni di fresca birra tedesca! Non ci dispiacerebbe poterli invitare a partecipare a qualche nostra manifestazione a vestire i "loro panni". Ci è, ad esempio, venuta in mente un certo espisodio accaduto qui in Lombardia, presso Tassera, dove un certo Federico, noto per il fulvo crine, ha passato un brutto quarto d'ora. Gli "Urrah per il Kaiser" si diffondo rapidamente per l'accampamento tedesco, anche loro, come gli Arcieri nel Tempo, sono già pronti per la prossima battaglia. Arrivederci in Italia allora!
Un ultimo doveroso ringraziamento all'associazione Arcieri nel Tempo, sia come struttura sponsorizzante che ha permesso la partecipazione all'epica impresa con un contributo personale veramente simbolico, che come l'insieme delle donne e degli uomini il cui lavoro organizzativo (archi, frecce, abiti, scarpe, itinerari, camper per viaggio e alloggio, cucina e vettovagliamento, corrispondenza in inglese e traduzione dei regolamenti, preparazione alle visite guidate, valutazione dei preventivi e redazione dei bilanci, realizzazione servizi fotografici e filmici... e scusate se dimentico qualcuno o qualcosa) ha permesso tutto ciò. Nel variopinto italico mondo delle rievocazioni storiche è bene che, a fronte di molti amanti della chiacchiera, esista un gruppo che silenziosamente e con tutta l'umiltà del caso, lascia siano le sue azioni a parlare.