a chiave per rivivere il tempo antico è certamente quella di fare, delle antiche tradizioni, le nostre abitudini. Un evento per noi usuale può così sembrare ricostruzione storica, in realtà è un nostro momento di vita passata, che nel tempo continua a rivivere. Noi manteniamo vivi questi eventi creando inconsapevolmente le nostre tradizioni, nel ricostruire la storia. Una storia ricca di fatti d’arme, di feste e di tradizioni rivissute con tensione, gioia ed emozioni, una storia vissuta da uomini e donne d’armi e di pensiero, che li coinvolge rendendo il passato presente e fondendo il nostro tempo con il passato. I personaggi restano, si affermano, diventano riferimento per altri e vanno pian piano a combaciare come le tessere di un grande mosaico storico, altri personaggi spariscono ma lasciano il segno nella storia del gruppo, sia stato il loro passaggio negativo o positivo e, spesso, davanti al fuoco, le loro storie diventano leggenda. Quando qualcuno all’interno del gruppo merita di entrare tra i personaggi di riferimento, la nostra realtà impone di rendere l’avvenimento ufficiale ed è così che nella ricostruzione storica di un’investitura noi costruiamo di fatto la nostra storia.
In questo modo, una scarna cerimonia, che avrebbe dovuto essere vissuta dal gruppo degli Arcieri nel Tempo si è trasformata in una rievocazione storica, a cui hanno assistito, tra lo stupore generale, gli abitanti di Grazzano Visconti.

Nell 'anno del Signore 8 Aprile 2000...

li arcieri erano disposti a cerchio interrotto e rivolgevano lo sguardo di fronte a tre soli uomini che, schierati, univano le estremità del cerchio con una breve segmento. Al centro il Primo Arciere, colui che non ricevette mai l’investitura, di fronte il Primo, colui da cui tutto ebbe principio, ed al suo fianco coloro che da lui, per primi, la ricevettero. A lato di costoro, il Sacerdote, pronto a benedire in nome del Giusto, portando la Forza della Fede ed infine Francesco, il Normanno, Mastro d'Arme.
Il Primo sguainò la spada e lo stesso fecero Giorgio, il Buono e Renzo, il Forte. Il Primo chiamò davanti a sé Oliviero, il Mistico che si avvicinò scortato da due arcieri. Rimasero in attesa, in silenzio ed il Primo parlò:

<< In ginocchio tu che tieni nel pugno la forza e ti esprimi con gentilezza, che racchiudi nel cuore la vera energia degli arcieri, vivi in armonia con il tuo arco e trasmetti ad altri quello che senti, rendendoli partecipi della tua forza >>

Oliviero, il Mistico s’inginocchiò mentre i due arcieri rimasero in piedi al suo fianco come ombre silenziose. Il Primo, volgendo lo sguardo verso Giorgio, il Buono posto a lato del suo braccio destro, annuì: Giorgio, il Buono alzò la spada e la puntò tenendola con le due mani verso il cielo, come per ricevere un benestare divino, l’abbassò piano verso l’inginocchiato e appoggiò la punta sulla sua spalla sinistra, richiamando il gesto per 'San Marco'. Lo stesso fece Renzo, il Forte toccando con la spada la spalla destra e richiamando il gesto per 'San Michele'. Il Primo alzò la spada verso il cielo, richiamando il gesto per 'San Giorgio', toccò la testa dell’inginocchiato e lo invitò quindi ad alzarsi:

<< Alzati Oliviero il Mistico! Da oggi sei Maestro d’arco. Gli sia dato il Mantello. >>.

I due arcieri che lo vegliavano lo avvolsero in un grande e nero mantello che lo avrebbe protetto nelle notti umide, come il gruppo di arcieri avrebbe d'innanzi fatto in battaglia. Fu allora che il Primo, chiese l'opera di una figura che era sinora restata in ombra, Francesco, il Normanno dicendo:

<< Che l’uomo d’arme consegni ora la spada! >>

Olivero, il Mistico impugnò la Spada, si girò verso gli arcieri e tutti lo salutarono con l’urlo di guerra. La Spada é l'emblema del Comando e lo strumento per amministrare la Giustizia. D'ora innanzi egli avrebbe dovuto utilizzare questa spada per dirigere e difendere il gruppo che ora gli tributava questo onore. Tornarono le spade nei foderi, Olivero, il Mistico prese il proprio posto di fianco ai Maestri e gli arcieri ritornarono nelle file. Ma la sera non era ancora giunta al termine, né terminati erano i compiti del Consiglio dei Maestri.
Il Primo chiamò allora colui che forte delle sue braccia controllava e dominava, durante i momenti d’arme, le macchine da guerra.

<< Venga avanti Silvio, Forte Braccio!. Sia egli "Primo Artigliere", dipendano da lui il comando e l’uso delle macchine e ne sia il solo a rispondere. Che Francesco, il Normanno consegni a Silvio, Forte Braccio l’emblema che porterà con sé in ogni momento, di traverso sul dorso. >>

Francesco, il Normanno portò la grande ascia bipenne e la consegnò a Silvio, Forte Braccio, tutti gli arcieri lo salutarono con il loro urlo di guerra e Silvio, Forte Braccio tornò nelle file: era nato un nuovo Mastro Artigliere, una figura che il gruppo degli Arcieri nel Tempo ancora non poteva vantare. Il Primo si rivolse allora verso colui che da sempre rappresenta il Verbo: il Sacerdote. L’uomo che ha dedicato la sua vita alla Chiesa si portò sui più alti gradini e tutti lo potevano vedere, austero e imponente, avvolto nei suoi paramenti. Il Primo si inginocchiò seguito dagli arcieri e su tutti scese la Sua benedizione. La storia è fatta.

i sembra a questo punto doveroso farvi conoscere più da vicino i protagonisti di questo importante evento. Vi abbiamo parlato di come Oliviero abbia ricevuto la Spada simbolo della sua nuova carica tra gli arcieri, ma vorremmo raccontarvi di quel piccolo arazzo a lui donato, dove sono rappresentate le quattro fasi principali della sua evoluzione di arciere: l'avvicinamento, in giovane età all'arco, il lungo periodo di apprendistato, il momento in cui, suo malgrado, diventa punto di riferimento per i giovani apprendisti ed il momento dell'investitura: un momento di inizio e non già di fine della sua attività. Tale dono è importante e prezioso. È occorso un lungo e sapiente ricamo, come usava fare in quegli anni, per portare a compimento l'opera. Il dono è stato un particolare riconoscimento per Oliviero, che silenziosamente e senza voler troppo apparire, ha contribuito a creare in ognuno di noi la consapevolezza dell’essere arcieri. Il tiro con l’arco che pratichiamo non è fatto di gesti meccanici, ma viene da dentro e quando si perde la magia del momento, quando ci si lascia travolgere dal “Lato oscuro”, allora è Oliviero che interviene aiutandoci a ritrovare la gioia e l’armonia nel tiro. Una figura così importante mancava nel ristretto gruppo dei Maestri, che da oggi viene così arricchito e completato, essendo ora costituito da soli 4 personaggi, che rappresentano l’essenza degli Arcieri nel Tempo: Carlo (Il Primo), Maestro dei Maestri, è la guida unica e tuttora insostituibile, poiché è grazie a lui che esiste il gruppo e la scuola di tiro a cui esso si riconduce. Renzo (Il Forte) granitico personaggio, ma ma che sa essere anche tenero e didattico come un "bambino tra i bambini", rappresenta per i nuovi adepti una guida severa e molto efficace, Gio (Giorgio il Buono), dolce e paziente, è una presenza rassicurante e positiva che ha la capacità di mettersi in disparte se occore, ma pronto a ricondurre il gruppo nella "giusta direzione" al primo accenno di smarrimento o di eccessiva negatività, Oliviero (Il Mistico), profondo conoscitore della tecnica e dell’autodisciplina e oggi protagonista di un’altra importante pagina della nostra storia. Ma veniamo ora a Silvio (Forte Braccio), nessuno meglio di lui poteva ricoprire la figura dell’Artigliere all’interno del gruppo. Personaggio taciturno e musone (non a caso soprannominato “Pessimismo e fastidio”), Silvio si trasforma, acquistando una vitalità ed una grinta che stupiscono, nel momento stesso in cui “entra nella parte” dell’Artigliere: la sua passione per le macchine da guerra, l’innata abilità nel manovrarle durante le battaglie e di comandare i movimenti degli uomini necessari al loro funzionamento, fa quasi pensare che non abbia fatto altro nella vita e che questa sia la sua vera occupazione.

…………Questo succedeva un giorno nel borgo di Grazzano Visconti e questo continuerà a succedere per i tempi a venire.…………!