ntichissima regola, trasversale, in quanto presente in tutte le culture arcieristiche. La spiegazione più immediata è quella di aprire l'arco utilizzando entrambe le braccia. La frase è meno banale di quanto appare ad una lettura superficiale: quasi tutti abbiamo la tendenza ad utilizzare prioritariamente una delle due braccia, mettendo l'altra prematuramente in posizione. Utilizzare entrambe le braccia significa che le forze di trazione e di spinta vanno divise equamente. Questo, oltre che lasciare il corpo in posizione corretta, evitando "reazioni" sulle spalle e nell'assetto in generale, permette di possedere una forza maggiore di apertura,
 
essenziale se si vogliono utilizzare archi istintivi, quindi a libraggi abbastanza elevati. Portare a termine correttamente il processo di apertura dell'arco, con ambedue le braccia, farà vivere all'arciere la sensazione di entrare nell'arco. Tuttavia vi è un significato più profondo di questa frase: entrare nell'arco ha molti significati. In primo luogo significa che il movimento principia dal braccio che tiene l'arco in mano. Al contrario di quanto si ritiene normalmente, non si tratta di tendere una corda ma di spingere con decisione e delicatezza nel legno. Solo a seguito di questo movimento il braccio opposto comincerà a tendere la corda. Quello che si realizzerà è l'arrivo contemporaneo di entrambe le braccia all'apertura massima dell'arco. Pronti per la scoccata. Se il processo si compie correttamente avremo la netta sensazione di sentire l'impugnatura dell'arco piegarsi. Si tratta di una sensazione su cui è importante soffermarsi, anche se effettivamente l'impugnatura dell'arco non si modifica realmente, poiché è la manifestazione di un corretto immagazzinamento dell'energia nella struttura lignea. In questa posizione sentiremo, per un attimo, annullarsi la forza di richiamo dell'arco. Ciò avviene perché il tronco, le spalle e le braccia hanno costiutito il famoso arco che si oppone all'arco. In questa posizione l'intera struttura scheletrica compie il lavoro che un istante prima era deputato alla muscolatura. Si tratta di un momento pericoloso in quanto molti sentono la necessità di rilassarsi: è un errore. La nostra tensione interna deve essere invece al massimo, come quella di un felino che si prepara, immobile, a balzare sulla preda. In nessun momento dovrà venir meno lo spirito che tiene accesa la luce della nostra coscienza. Purtroppo spesso invece si spegne la luce, scegliendo la via del Lato Oscuro. La freccia uscirà comunque dall'arco, magari cogliendo nel segno, ma si tratterà di una freccia morta, priva di energia e di emozione. Entrare nell'arco significa anche (anzi, forse, soprattutto) penetrare nel materiale sentendone la risposta alle sollecitazioni. Molti di voi si saranno chiesti perché i grandi maestri di tiro con l'arco sono in grado di tirare frecce stupende con archi eccessivamente snervati oppure rigidi. Ciò è dovuto al fatto che essi sono i grado di entrare nell'arco, capendolo e mettendolo in grado di rendere al meglio... cosa che del resto fanno anche con l'allievo, nelle cui mani tuttavia, lo stesso arco si mostrerà morto ed avrà, conseguentemente, vita molto breve! Per questo motivo si dice che entrare nell'arco sia in realtà un processo solo parzialmente tecnico ed anzi, fondamentalmente, sensoriale. Purtroppo non si può entrare nell'arco leggendo un libro od una pagina web, tale processo resta fondamentalmente un'esperienza intimamente personale che prevede un lungo periodo di affinazione delle proprie sensazioni e della propria tecnica, un periodo di faticoso lavoro che permetterà all'arciere di entrare in una dimensione diversa, scoprendo che la realtà che ci circonda è fatta di cose fondamentali che fino a ieri ci erano sfuggite. Forse è proprio entrare in questa dimensione il frutto più prezioso del seguire questa frase e, in ultima analisi, il significato vero di entrare nell'arco.